Il 15 marzo: natale di Anna Perenna e primitivo capodanno romano

Categoria Storia

Le idi di marzo vengono universalmente ricordate per essere la data della morte di Cesare, pugnalato 21 volte dai senatori suoi colleghi, ma era una data importante per Roma ben prima del famoso assassinio.

Il 15 marzo era infatti l’inizio del nuovo anno per i romani, in concomitanza con l’arrivo della primavera e con il risveglio della natura dal torpore invernale e ricorreva il Natale di Anna Perenna. Parla di questa divinità Ovidio nei suoi Fasti ed è stata rinvenuta una determinate prova archeologica del culto nel 1999 in zona Parioli, durante lo scavo di un parcheggio: a una decina di metri di profondità è stata scoperta una fontana risalente al IV secolo a.C. con diverse incisioni che riportano anche il nome della dea. La fontana con tutta probabilità si trovava all’interno di un bosco sacro dedicato alla Dea, in quella che era una zona ben fuori le mura di Roma.

Chi è Anna Perenna

L’origine del culto si è persa nei secoli: alcuni la fanno risalire ad una divinità etrusca della terra, alcuni la identificano con la dea delle acque amini perennis. L’etimologia del nome sta a significare abbondanza del nutrimento ( anna = cibo e perenna = completa, piena) e la dea viene identificata anche con la Luna Piena. Si tratta comunque, a prescindere dalle interpretazioni, di una divinità legata alla fecondità, all’abbondanza e al rinnovarsi annuale della vita sulla terra con l’arrivo della primavera.

Ovidio identifica la dea con Anna, sorella di Didone, che nel suo lungo esilio arriva sulle coste del Lazio e viene ospitata da Enea generando però le gelosie della moglie Lavinia. Anna riceve in sogno l’apparizione della sorella Didone che la spinge a fuggire da quella casa, venendo poi rapita dal dio del fiume cornigero Numicio che la tramuta in ninfa per sposarla.

Altra versione fa risalire l’origine ad una vecchia che nel periodo di carestia del 494 a.C. sfamò il popolo romano con le sue focacce, tanto da diventare oggetto di culto.

La festività

Ovidio ci descrive bene come veniva vissuta la festività: prevedeva banchetti nel bosco sacro, con abbondante uso di vino. Stando infatti a quando scrive l’autore latino "si augurano tanti anni quante sono le coppe che tracannano": insomma si beveva quanto più era possibile perché era di buon auspicio. Nell’antichità il ciclo della vita e della natura era strettamente legato alla vita sessuale dell’uomo e questa ricorrenza non faceva eccezione. Dopo aver soddisfatto i piaceri del palato, si dava libertà ai piaceri della carne dimenticando ogni freno sociale in merito. Avendo carattere di iniziazione, come fosse un rito di passaggio, non era raro che le fanciulle perdessero la verginità proprio in questa data.

Durante la festa, che avveniva non a caso fuori le mura della città, era possibile fare tutto quello che comunemente era considerato inopportuno o esplicitamente vietato.

Culti magici e maghi professionisti

Nei reperti rinvenuti nella cisterna che accumulava l’acqua per la fontana sono stati rinvenuti, oltre a dei simboli di fertilità strettamente legati al culto della dea ( come uova e pigne ), anche oggetti che non avevano nulla a che fare con Anna Perenna, ma che si riferivano più al mondo magico-superstizioso che a quello prettamente religioso.

Dai rinvenimenti effettuati è stato possibile stabilire che presso la fonte esisteva un servizio stabile di maghi e maghe professioniste che offrivano i più diversi servizi: da pozioni curative a maledizioni.

Le molte lucerne ritrovate sono un indizio che presso la fonte venivano effettuati dei riti magici che, come ci tramandano gli autori latini, venivano effettuati per lo più di notte e richiedevano quindi di illuminazione artificiale.

A conferma di queste attività presso la sacra fonte sono state ritrovate anche 21 maledizioni, per lo più nella forma di defixiones, lamine di piombo ripiegate su se stesse con incise al loro interno delle formule di anatema.

Ma perché gettarle poi nella fonte sacra?

Perché si riteneva che fosse la via più veloce per far arrivare il maleficio nella sfera del divino e garantirne l’effetto. Il destinatario della maledizione era specificato con grande accuratezza per essere certi che le divinità maligne che si sarebbero fatte carico di eseguire il compito non sbagliassero.

La classe arbitrale in ambito sportivo già nell’epoca romana era vittima di insulti e, come in questo caso, di maledizioni di fatto. Una delle lamine infatti invoca la perdita dell’occhio destro e poi del sinistro per un arbitro, di nome Sura, che viene definito “qui natus est de vulva maledicta”: insomma gli insulti odierni sono sempre gli stessi di una volta.

Sono state rinvenute anche delle statuine che avevano un utilizzo del tutto simile alle bambole Voodoo.

A sottolineare ulteriormente la confusione che regnava incontrastata in questo universo di credenze e misticismo c’è una maledizione che, tra gli altri demoni, invoca anche Gesù Cristo Nazareno, il figlio, Cristo Nazareno e Dio, Dio, Dio. Evidentemente in quel periodo la figura di Gesù non era stata capita completamente da tutti e veniva vista come una figura magica da invocare per rafforzare le speranze di colpire il malcapitato.

La fine del culto di Anna Perenna

Il luogo di culto, fino al 200 d.C. è associato alla sua valenza giocosa, spensierata, di vitalità e rinascita, legata alla figura di Anna Perenna, ma negli anni successivi viene inquinata da queste influenze mistico-superstiziose fino a perdere completamente il suo significato originale.

Il culto della dea finisce definitivamente nel 380 d.c. quando Teodosio pone fine ad ogni pratica pagana. Questa conclusione è certificata anche da una pratica che avveniva presso la fonte. Come è usanza tutt’oggi, anche i romani gettavano monete nella fontana con scopo benaugurale e la moneta più recente che è stata ritrovata nella cisterna è proprio dell’imperatore Teodosio, a riprova che dopo di lui il culto è sparito dalle usanze romane.

Ecco un vecchio servizio del 21 agosto del 2008 di Superquark dove Alberto Angela descrive la fonte di Anna Perenna e i vari ritrovamenti

Leggi anche